lunedì 3 marzo 2014

L’Oscar alla bellezza del cinema italiano



Il personaggio di Jep Gambardella, intepretato da Toni Servillo nella pellicola “La grande bellezza”, ha convinto la giuria degli Academy Award che ha consegnato questa notte, ora italiana, l’ambita statuetta al capolavoro di Paolo Sorrentino come migliore film straniero.
L’Oscar come miglior film straniero torna quindi in Italia a quindici anni di distanza da “La vita è bella” di Roberto Benigni.
Per chi se lo fosse perso al cinema “La grande bellezza” sarà trasmesso in prima visione tv su Canale 5 domani 4 marzo 2014. 







A questa domanda da ragazzo I miei amici davano sempre la stessa risposta: "la fessa". Io invece rispondevo: "l’odore della casa dei vecchi." La domanda era: che cosa ti piace di più veramente nella vita? Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventare Jep Gambardella. 




La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.





Molti pensano che un funerale sia un evento casuale, privo di regole. Non è così. Il funerale è l’appuntamento mondano per eccellenza. A un funerale, non bisogna mai dimenticarlo, si va in scena. Con pazienza si attende che i parenti si liberino dalla calca, e una volta accertatisi che tutta la platea si sia seduta, solo a quel punto si possono fare le condoglianze. In questa maniera tutti ti possono vedere. Si prendono le mani del sofferente, e si appoggiano le proprie sulle sue braccia, si sussurra qualcosa all’orecchio, una frase sicura, detta con autorevolezza, per esempio: “Nei prossimi giorni, quando ci sarà il vuoto, sappi che puoi contare sempre su di me.” Il pubblico si chiederà: “Ma che sta dicendo Jep Gambardella?” È permesso raccogliersi in un angolo da soli, come a meditare sul proprio dolore. A questo punto però è richiesta un’ulteriore abilità: il luogo scelto deve essere allo stesso tempo isolato, ma ben visibile al pubblico. Inoltre una buona recita è tale quando è scevra da qualsiasi ridondanza. Dunque regola fondamentale, ad un funerale non bisogna mai piangere, perché non bisogna rubare la scena al dolore dei parenti. Questo non è consentito, perché immorale. 


il personaggio di suor Maria interpretato da  Giusi Merli
Suor Maria: “Perché non ha mai più scritto un libro?”
Jep Gambardella: “Cercavo la grande bellezza, ma, non l’ho trovata.”
Suo Maria: “E sa perché io mangio solo radici?”
Jep Gambardella: “No. No, perché?”
Suor Maria: “Perché le radici sono importanti.”





Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza, e poi lo squallore disgraziato, e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla bla bla bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.     




La colonna sonora è “I lie” di David Lang, eseguita dai Torino Vocalensemble.
 

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