lunedì 24 giugno 2013

A Roma gli Anonymous Artists in Italy for Turkey sfilano in omaggio a Erdem Gunduz e il popolo turco



Sono particolarmente onorata di conoscere personalmente due degli artisti che stamattina hanno sfilato bendati per le principali vie di Roma in una manifestazione pacifica degli Anonymous Artists in Italy for Turkey - dei quali fanno parte - per esprimere solidarietà con il popolo turco e in particolare per unirsi al gesto del coreografo e ballerino turco Erdem Gunduz, che insieme alla donna in abito rosso colpita a distanza ravvicinata da una nuvola di gas lacrimogeno, è diventato il simbolo della ribellione turca.
In Turchia, dal 31 maggio scorso, è in atto una protesta che da poche decine di manifestanti, contrari alla demolizione del parco Gezi - uno dei parchi più grandi di Istanbul, al fine di realizzare un grande centro commerciale - ha coinvolto più città della Turchia con violenti scontri, e alla protesta iniziale della demolizione del parco si è aggiunta quella contro l’autoritarismo del primo ministro conservatore Erdogan, al potere dal novembre 2002, accusato di volere islamizzare la Turchia attraverso una sharia moderata. Le leggi approvate a fine maggio, infatti, mirano a limitare comportamenti considerati “moralmente inaccettabili”, come mostrare le gambe femminili nelle pubblicità o baciarsi nell’area della metropolitana di Ankara.
Lunedì 17, in piazza Taxsim, a Istanbul, un uomo, identificato successivamente come Erdem Gunduz, ballerino e coreografo turco, ha iniziato una nuova forma di protesta, rimanendo immobile dalle ore 20 e per quasi sei ore. Al “man standing”, l’uomo in piedi, come è stato battezzato dai media, si sono affiancati altri manifestanti che pian piano hanno dato vita ad un nuovo Movimento Turco: ogni sera, verso le 20, il rito di ribellione silenziosa si ripete, tutti fermi, come alberi.
A Roma, stamattina, il gruppo degli Anonymous Artists in Italy for Turkey ha voluto dare una risposta a quanto sta accadendo: “Adesso tocca a noi”.
Quando ho visto le foto della manifestazione tenuta stamattina a Roma dagli artisti anonimi ho pensato alle parole lasciate solo due giorni fa sulla bacheca di facebook da una delle voci più influenti del mondo arabo, la scrittrice femminista Nawal El Saadawi: “Proteste in tutto il mondo riflettono il fatto che siamo tutti governati dallo stesso sistema militare patriarcale capitalista globale”.
Siamo tutti coinvolti.
  
Testo tratto dalla pagina Facebook degli Anonymous Artists in Italy for Turkey:
Le immagini che arrivano dalla Turchia hanno creato un cortocircuito culturale e l'assordante silenzio dei media e delle componenti politiche del paese ne è la conferma. Ognuna di quelle immagini porta con se' un valore simbolico di una forza dirompente; dalla ragazza con il vestito rosso che sfida gli idranti, ai bidoni di acido versati nei serbatoi, al medico con il camice bianco portato via in manette, fino alla solitudine epica dello "standing man" che per ore rimane immobile in piazza Taksim, con gli occhi rivolti verso la bandiera con l'effige di Ataturk, il padre della Turchia "occidentalizzata", laica e moderna. Alcune di queste immagini hanno il sapore dell'arte e rivelano una consapevolezza "evoluta" rispetto alla forza dei gesti e delle immagini nell'era dei social network. Una consapevolezza sostenuta da un pensiero autentico e perciò "elegante", che non appartiene da tempo alla dimensione spazio-tempo in cui si muove la politica, anche quella delle aree antagoniste. La politica è un universo parallelo che arretra, usa gesti consolidati, canali aridi come ruscelli prosciugati, perpetua e non innova. Ma piazza Taksim, raccogliendo e sublimando l'insegnamento delle primavere arabe, ci dice che le dinamiche stanno cambiando pelle, irrevocabilmente, nel terreno umido e lussureggiante della comunicazione social dove si confrontano e si evolvono i linguaggi del costume, del sociale e dell'arte. Non è un caso che Erdem Gunduz, l'uomo solitario di Piazza Taksim sia un coreografo. La forza del suo gesto ha un "background" artistico evidente e i riferimenti culturali sono espliciti, riconoscibili, ma originali nel loro contesto, come lettere di un alfabeto che condividiamo, con quella tenerezza e quella comprensione che può esistere solo tra artisti. L'arte ha questa capacità di sintesi che spacca il mondo, il suo difetto è che spesso non ne è consapevole. Può l'arte fare la differenza? Ne siamo convinti, altrimenti non faremmo questo lavoro.
Domenica in piazza saremo gli "Anonymous Artists", gli artisti anonimi. Cancelleremo le nostre fisionomie individuali sotto una benda nera e raccoglieremo il messaggio di speranza di un fratello artista e del suo popolo. Un messaggio che interpreteremo e diffonderemo a modo nostro per le strade di Roma. Non si tratterà semplicemente di una manifestazione di solidarietà con i giovani ribelli turchi. Sarà la nostra risposta alla domanda che ci hanno fatto (e sembra che il mondo si sia abituato ad eludere le domande scomode e a disperdere il rumore della loro eco). Perché i gesti e le azioni sono sempre domande. La nostra risposta sarà questa: abbiamo capito, tocca a noi.

Foto di Carlo Maria Causati
Foto di Enrico Cocuccioni     

2 commenti: