giovedì 4 aprile 2013

Nell’anniversario della morte di Martin Luther King ricordando Dorothy Height, la madrina del movimento per i diritti civili delle donne afro-americane



Erano da poco passate le 18:00 quando il 4 aprile 1968 Martin Luther King, leader del movimento anti-razziale americano e premio Nobel per la pace, venne colpito alla testa da un colpo di fucile mentre si trovava sul balcone della sua stanza posta al secondo piano del Lorraine Motel, sulla Mulberry Street di Memphis, nel Tennessee. A Memphis avrebbe dovuto tenere nei giorni successivi un altro grande corteo di protesta per i diritti degli afro-americani.
Mentre oggi molte testate giornalistiche ricordano questa ricorrenza e l’importanza storica di Luther King, vorrei spostare l’attenzione su un'altra persona che lottò al fianco di Luther King. Si dice che dietro un grande uomo ci sia una donna. Il suo nome era Dorothy Height.




Riporto di seguito un articolo a mia firma pubblicato sulla rivista femminista “Minerva” all’indomani della morte dell’attivista, avvenuta a Washington il 20 aprile 2010.




“Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza…”. Il 28 agosto 1963, quando Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial di Washington, dopo una marcia di protesta per i diritti civili della minoranza di colore, pronunciò lo storico discorso che prese il nome di “I have a dream” (Ho un sogno), lei gli era accanto, con indosso uno dei suoi cappellini dai quali non si separava, simbolo del riscatto delle donne di colore, perché le sue battaglie le aveva condotte anche per poter indossare, esattamente come le donne bianche, cappelli e guanti, indumenti di rispetto sociale per l’epoca. Stiamo parlando di Dorothy Irene Height, colei che insieme a Martin Luther King di cui era stretta collaboratrice, avrebbe dato un volto nuovo ad un’America segregazionista, governata da leggi che obbligavano alla divisione delle razze nei luoghi pubblici. In Italia il suo nome resta per la gran parte sconosciuto, ma in America è l’eroina dei diritti civili dei neri. "Merita un posto nei nostri libri di storia'' ha detto di lei il presidente Barack Obama alla notizia della sua morte, avvenuta il 20 aprile scorso all’età di 98 anni. Lo sa bene, infatti, Obama, primo presidente di colore della più grande potenza mondiale, quanto deve alle battaglie condotte dalla “nonnina dei diritti civili”, come amava definirla. Dorothy Height ha dedicato più di sessant’anni della sua vita all’impegno in favore dei diritti civili per garantire l’accesso all’istruzione e all’impiego pubblico, la parità salariale e il diritto al voto della comunità nera, in particolare delle donne, tanto da dichiararsi delusa del discorso tenuto da King al Lincoln Memorial, perché né il reverendo né gli altri attivisti parlarono dei diritti delle donne nere e del loro stato, scandito da umiliazioni quotidiane che la Height conosceva bene avendole vissute sulla propria pelle.
Nata nel 1912 a Richmond, in Virginia, fin da ragazzina subisce le difficoltà dell’epoca, quando nascere neri significava vivere con etichette stereotipate addosso ed essere considerati diversi. A scuola le viene negato il ruolo di capo coro a causa del suo colore, e per lo stesso motivo nel 1929, a 17 anni, le viene impedito di seguire i corsi al Barnard College. Le sue battaglie le inizia tra gli anni ‘30 e ‘40 nel ghetto newyorchese di Harlem, zona simbolo del segregazionismo. Dopo la laurea alla New York University lavora come assistente sociale prima di interessarsi ai diritti delle minoranze etniche, in particolare delle donne. È lei a tentare di convincere la first lady Eleanor Roosevelt ad unirsi con il movimento nella battaglia per i diritti civili, e negli anni del dopoguerra, a tentare di portare la questione dell'eguaglianza razziale nel dibattito politico americano. È sua una delle firme dell'Equal Pay Act. Nel 1937 diviene presidente del National Council of Negro Women, una delle principali organizzazioni per i diritti delle donne in USA, che dirige fino al 1997, a 85 anni. Nel 1994 è stata insignita della medaglia presidenziale per la Libertà e nel 2004 della Medaglia d’oro del Congresso, uno dei massimi riconoscimenti civili degli Stati Uniti. La sua è stata una vita spesa per i diritti umani, ma, sottolinea il Washington Post, pur essendo stata uno degli attivisti principali nella leadership del movimento, la stampa non le tributò mai un’adeguata attenzione, riconosciuta invece ad altri leader, ovviamente uomini. Ma questa è una battaglia civile ancora in atto, ed avrà altre eroine che potranno contare sull’esempio di Dorothy Height.



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